“Audizioni per un gatto nero”: esordio da applausi per Skerna e Aperkat

Pioggia di consensi prestigiosi per il primo album del duo campobassano, capace di fondere sapientemente rap e black music in un lavoro di grande caratura artistica.

Spettacolo
Campobasso lunedì 27 agosto 2018
di Luigi Albiniano
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Skerna e Aperkat
Skerna e Aperkat © Campobassoweb

CAMPOBASSO. Brilla una nuova stella nel firmamento musicale molisano. Le radici della cultura rap e le influenze della black music si mescolano sapientemente, contaminandosi in maniera brillante, in “Audizioni per un gatto nero”, album firmato da Skerna (Alessandro Domenici) e Aperkat (Antonello Vespoli).

Un lavoro dal sound caratteristico, profondo, audace, capace di colpire per maturità e struttura artistiche; un disco che ha già ricevuto prestigiosi apprezzamenti dalla critica di settore.

Skerna e Aperkat hanno cominciato a lavorare insieme nel 2016, anno in cui è partita una collaborazione professionale ricca di idee e spunti innovativi, foriera di questa prima “fatica” - edita dall’etichetta Redgoldgreen Label - che segna, al medesimo tempo, un traguardo importante e il battesimo di un percorso artistico destinato a crescere ulteriormente.

Quando e come le vostre strade si sono incrociate?

Skerna:

«Le nostre esperienze, i nostri mondi artistici si sono incontrati in un momento peculiare dei rispettivi percorsi musicali individuali. Io, dopo il progetto “Incubi di Plastica”, avevo voglia di sperimentare cose nuove e anche Aperkat aveva chiuso la sua prima uscita (“Canti di sirene”) ed era desideroso di cimentarsi con nuove sfide. Ci siamo conosciuti nei locali del mio studio di registrazione, che per diversi anni ha rappresentato un vero e proprio riferimento per la scena musicale locale. Ascoltando il primo lavoro di Antonello sono rimasto incuriosito. Ci siamo sentiti e insieme abbiamo deciso di provare a “mischiare” i nostri gusti e le nostre skills in un progetto comune, registrando il primo singolo, “Non è il disco dell’anno”. Da lì si è sviluppata un’alchimia particolare e tutto è poi venuto fuori in maniera naturale e quasi immediata».

Due background diversi, dunque, che sono riusciti a trovare un equilibrio prezioso.

Aperkat:

«Certo. Personalmente, trovo i miei riferimenti musicali nella black music, nel jazz e nel blues in particolare. Ho cominciato a suonare nel 2012: prima con le esperienze di dj e successivamente cimentandomi nel beatmaking. Nel 2014, poi, è stata la volta del mio primo ep, “Canti di sirene”, un lavoro che mi ha fatto conoscere nella scena locale, unitamente all’esperienza condotta negli Zero8klan».

Skerna:

«Io invece ho trovato nel rap la mia dimensione. Sono sempre stato affascinato dall’importanza della parola, da tutto ciò che può compiere e comunicare. Ho iniziato a fare musica nel 2003, prima con “Incubi di plastica”, ora in duo. Quello con Aperkat è sicuramente un progetto più maturo, un album che ci rappresenta molto».

Come nasce l’idea di lavorare ad un intero album insieme?

Skerna:

«Quello che abbiamo provato a fare è stato, semplicemente, proporre la nostra idea di musica: volevamo esprimere noi stessi e le nostre contaminazioni, abbracciando generi diversi dal rap. Far musica per farla piacere non credo sia difficile, però credo che non porti a molto. Noi, invece, vogliamo essere fieri di questo disco anche tra 10 anni».

Aperkat:

«Dopo aver lavorato alla prima traccia con Alessandro, ho subito pensato che potessero esserci le basi per concludere un intero disco; un lavoro capace di rispecchiare entrambi, di includere le nostre visioni della musica. E così, in effetti, è stato: ne è venuto fuori un prodotto autentico, che ci rappresenta intimamente. Ed è anche significativo, a mio modo di vedere, esser riusciti a coinvolgere nel progetto diversi musicisti, per la maggior parte molisani: ragazzi e “colleghi” con i quali condividiamo la passione per la musica, in un rapporto di sincera stima reciproca».

L’album ha riscosso apprezzamenti importanti, attestati di stima arrivati anche da fuori regione:

Skerna:

«Noi siamo partiti da Campobasso senza avere un’etichetta e non è stato facile. Poi abbiamo trovato la RedGoldGreen ed è stata, quella, la prima di diverse soddisfazioni. Siamo stati infatti ospiti di “Web Notte”, il web-show de ‘La Repubblica”’ curato da Ernesto Assante, il nostro disco è stato recensito sul portale Rockit e anche su tutte le principali testate che parlano di rap. Tutti traguardi raggiunti con fatica e dedizione estreme, il frutto di un impegno durato per più di un anno: un lasso di tempo che rappresenta certamente un’evoluzione. Abbiamo incassato tante critiche positive, vero, ma sono state quelle negative le più preziose, perché ci hanno messo dinanzi ai nostri punti deboli, alle nostre lacune, permettendoci di crescere molto».

Aperkat:

«Con “Audizioni per un gatto nero” siamo partiti da un’idea di fondo: ogni pezzo avrebbe dovuto rappresentare una sfida; di contenuti e di rielaborazione. Abbiamo quindi provato a lavorare su ogni dettaglio e sono certo che questo lavoro è, al contempo, testimonianza dell’attuale crescita artistica e base per un’ulteriore evoluzione futura».

Siete entrambi campobassani: quanto c’è di questa città, delle sue criticità e dei suoi lati positivi, nel vostro album e nella vostra musica?

Skerna:

«C’è tutto di questa città. Siamo due “vazzierini”. Il nostro modo di pensare credo sia fortemente influenzato da questa città. Un brano come “Odi et amo”, ad esempio, tematizza ciò che viviamo ogni giorno. E noi, appunto, viviamo la nostra città, emblema delle nostre radici, delle nostre origini. Il leitmotiv del disco gira intorno alla sfortuna, intesa però come elemento che deve sempre spronarci a fare meglio. A volte, sembra quasi che i molisani siano percepiti come i “gatti neri” d’Italia: siamo sottovalutati e schiavi di pregiudizi. Con questo album, invece, noi vogliano dimostrare il lato valido della nostra terra e della sua gente».