«Il Conte 2.0 – Storia di un declino politico»

Campobasso martedì 03 settembre 2019
di Michele Cocomazzi
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Mattarella e Conte
Mattarella e Conte © Quirinale.it

TERMOLI. Il Conte 2.0 – Storia di un declino politico.

Giuseppe Conte, un colto e, va detto, piacente giurista, avvocato e professore ordinario di Diritto Privatopresso l’Università di Firenze e la Luiss di Roma, di per sé, un perfetto sconosciuto della vita politica italiana, e ciò non costituisce necessariamente una nota di demerito, anzi.

Tuttavia, ferma restando la caratura professionale e, se vogliamo, accademica del prof. Conte, l’illustre sconosciuto della politica italiana varca per ben due volte consecutive gli atri del Quirinale, come fosse un Andreotti o un Fanfani qualunque –ha scritto la pungente Lucia Annunziata – per ricevere il suo incarico bis, grazie non tanto alle capacitàproprie di tessere una tela all’interno del panorama politico nostrano, quanto piuttosto, rendendosi protagonista più passivo che attivo, di un “ricamo” internazionale che lo sveste dalla figura di premier “pescato” o “indicato” coma ab origine da una parte politica per assurgere al pregresso ruolo di “tecnico che prepara i dossier” o “cane da guardia” del contratto di coalizione giallo-verde se non di pacificatore di alleati presto rivelatisi riottosi e rissosi, per assumere le vesti di pseudo leader, “pseudo” non tanto per incapacità personale quanto piuttosto perché leader – in pectore- di una grande illusione, in uno scenario grottesco dove la voglia d illudersi muove al momento il sistema politico italiano. Un sistema disinvoltamente avulso dal realismo con cui un contesto democratico coscienziosamente sarebbe piuttosto chiamato a fare i conti con i desiderata del popolo sul cui fondamento quel sistema repubblicano costituzionalmente è retto.

Invece no, si sceglie di vivere un’illusione foraggiata e concepita da un sistema di sostegno internazionale, di travolgente endorsement di cui si sono fatti protagonisti Donald Trump e persino Bill Gates, per passare in Europa da Angela Merkel e Ursula von der Leyen, neo presidente della Commissione Europea. Il Prof. Conte, indubbiamente, ha saputo declinare tali espressioni di stima e rispetto internazionale a proprio tornaconto, per quanto nel tentativo fantasmagorico di mettere insieme entità politiche che sino a qualche giorno fa vivevano di reciproco odio viscerale!

Insomma, un disegno politico, condizionato dai leader internazionali sopra citati, costruito a tavolino, per arginare il fronte sovranista, e di cui Conte, che sembra avulso da una qualsiasi ideologia e più incline ad atteggiamenti garantisti e populisti e, a questo punto anche evidentemente trasformisti,si rende perfetto strumento operativo nelle mani di un’ Europa e dei suo poteri forti.

E Salvini?

Certo il leader che più di altri ha subito questa crisi. Da settimane, ormai, parlava di complotto, ricorderete l’ha fatto anche nella sua tappa Termoli. Ma un complotto in che senso? Un complotto vissuto in trasparenza, sotto i propri occhi? Oppure non ha saputo ponderare nella maniera giusta quelle che sarebbero state le conseguenze sia in ambito interno che in ambito europeo ed internazionale della propria scelta di staccare la spina al Governo? Non dimentichiamo che Salvini è sceso in campo dichiarando guerra aperta all’Europa e minacciando di lasciare l’UE e l’Euro. L’Europa ha risposto dichiarando guerra a Salvini!!!

Ma non si pensi che l’ipotetico Conte Bis non avrà un impatto considerevole anche per i 5 Stelle e lo stesso PD.

Il Leader “inventato” dai pentastellati non è ormai più una loro creazione, non risponde più alle loro logiche almeno in gran parte! Un leader solo formalmente loro che i grillini sono costretti a sostenere perché unica e forse ultima carta giocabile. E poi, quali conseguenze avrà la presenza di Conte sulla parabola ormai discendente di Di Maio: E’ verosimile che nella eventuale asceso di Conte a Palazzo Chigi questa volta corrisponderà una discesa irreversibile dell’attuale capo politico del movimento? E come risponderà la piattaforma Rousseau? Non è che ala fine il movimento pentastellato pagherà il prezzo di una forte divisione con tutte le conseguenze immaginabili?

E il Pd?

Certamente questa è un’operazione che Zingaretti ha subito. L’idea del Segretario Politico era quella di andare al voto ed ora si ritrova – per alchimie interne al partito e di un partito che Zingaretti non controlla all’interno del Parlamento- a fare un governo che pone sul piedistallo un Conte che, almeno circa l’idea espressa di un governo in netta discontinuità, non era affatto contemplato né quale premier e né quale componente di un nuovo esecutivo. Da qui il paradosso: il video di Zingaretti che ora viralmente transita su tutti i social circa il suo netto rifiuto di ogni ipotesi di alleanza con i 5Stelle fa il paio con l’atteggiamento di sottomissione a cui il Pd è costretto nel dover attendere gli esiti dei pronunciamenti della votazione Rousseau!!!! Tutto frutto di pressioni ed ingerenze interne ed esterne ad un partito che soffre di “governismo” a tutti i costi, la vera passione che tiene insieme un PD spesso in balia di se stesso ed oggi, indiscutibilmente molto frammentato.

Questo lo stato dell’arte dalla mia personale visione, una situazione piena di incognite ed in balia di trasformismi acrobatici come ha scritto Ferruccio De Bortoli nel suo editoriale su Corriere della Sera di qualche giorno fa.

Ma non sarebbe meglio andare alle urne, per dare una vera svolta al Paese quantomeno avendo la certezza di un governo suffragato dal popolo? Certo è verosimile che avrebbe vinto Salvini, ma almeno i partiti avrebbe potuto contare le loro forze, condividendo con i cittadini il fardello di una fase storica cosi incerta, e avremmo avuto un premier vero, votato e non confezionato.

Non sarebbe la vera occasione per riportare il Paese nell’alveo di scenari politici legittimi e legittimati con un’opposizione vera, forte anche di uno schieramento ultra-nazionale, cosi capace di contrapporsi lealmente al sovranismo ad armi pari ?

Il problema oggi della politica italiana, come ha scritto Lucia Annunziata è quello dei grandi eserciti che nella fase declinante degli imperi non credevano più alla propria vittoria in campo aperto. Cosi è oggi della povera politica italiana.

Michele Cocomazzi