'Come cane e atte', la passione della compagnia teatrale Sceme sembe nuje

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Campobasso sabato 10 agosto 2019
di La Redazione
'Come cane e atte', la passione della compagnia teatrale Sceme sembe nuje
'Come cane e atte', la passione della compagnia teatrale Sceme sembe nuje © Sceme sembe nuje

SANTA CROCE DI MAGLIANO. Nella serata dell’11 agosto la Compagnia Teatrale “Sceme Sembe Nuje” proporrà la commedia in due atti “Come cane e atte” a chiusura di un ciclo di date che ha portato e proposto in alcuni Comuni della Regione.

«Una compagnia trentennale che nel corso degli anni ha saputo rinnovarsi e migliorare in ogni aspetto che simile passione e disciplina contempla,» afferma Pasquale Licursi. «Io ho un’idea di questo genere di cose ed è un’idea legata ad un concetto di vera e propria gratificazione. Se parte della propria vita si spende per coltivare una passione, un amore, non lo si fa per gli altri, per il prossimo. No. Si fa esclusivamente per se stessi. Poi a essere gratificati saranno anche gli altri ma principalmente ogni minuto si spende per se stessi. Conosco la Compagnia per molteplici motivi e ne ho fatto anche parte e posso garantire che quella del teatro amatoriale è un’attività di grande fatica, sudore, privazioni a volte, ma fondamentalmente è una passione che porta chi la pratica a vere e proprie sofferenze. Anche fisiche a volte.

Starsene chiusi per mesi dentro una stanza a provare e riprovare sempre le stesse cose, mentre fuori è festa, è un atto di vero e proprio masochismo e se non ti piace soffrire il teatro non ce l’hai nel sangue. Qualsiasi genere si decida di interpretare il teatro, a qualsiasi livello, è una guerra. Devi imparare ogni frase, capire il movimento, comunicare con il corpo e quando sei sul palco hai di fronte un pubblico che vede solo quello che tu vuoi fargli vedere. Magari ride, applaude mentre tu invece soffri dentro. Il terrore di dimenticare una battuta, di non ricordare più è la forza che trascina chi il teatro lo fa sul palco o in teatro. E nel teatro non ti si perdona nulla. L’applauso finale, l’inchino, anche quello è teatro e dentro ti si agita il mare.

Di questa Compagnia teatrale mi piace parlare perché conosco perfettamente i sacrifici che si fanno per tenerla in vita. Soprattutto se a farne parte sono persone normali che hanno un lavoro, una famiglia, un quotidiano da affrontare. Poi è chiaro quando vai in un posto lontano e dici che quella compagnia è di Santa Croce di Magliano ti senti fiero e felice di rappresentare una comunità, un territorio, un mondo. Così come quando sei rappresentato da artisti che lasciano il segno vero. In fondo quella è una comunità non il passare inutile dei giorni e quella passione oltre a rappresentare chi la fa, rappresenta ogni angolo del proprio mondo. Nessuno escluso. Poi c’è il discorso del saper tenere in vita simili attività. Farle rifiorire anno dopo anno e garantire il ricambio e la continuità che soprattutto in posti come il nostro appare complicato. Noi avevamo un pallone e un campo brutto su cui giocare e lì buttavamo la vita. Si tornava a casa solo per una fetta di pane con olio e zucchero e poi di nuovo in strada. Oggi non è più così. Oggi non hanno tempo per le passioni.

Le mamme si consolano vedendo i figli puliti e col telefonino nuovo. E per questo quando vedo i ragazzi della compagnia mi emoziono. Quando vedo questa compagnia e vedo che di veterani sono rimasti pochissimi mi si stringe il cuore. Sono davvero bravissimi ma non è questo. Li vedo e penso sinceramente che in queste giornate di caldo e sole avrebbero potuto andarsene al mare, divertirsi, starsene lì senza far niente e aspettare che facessero gli altri. E invece li vedi dentro la sede a sudare sui copioni e sorridere. Sono felici di sudare e sono felici di essere lì a provare. Davvero sono incredibili. E capisci che solo una passione disumana può spingerli a fare tutto questo. Sono bravi davvero e sono felici, ma una felicità antica, vera e umana. Niente a che vedere con la tecnologia. Sono il sale del nostro mondo, come quando ti fermi ad osservare un quadro di un artista del posto. Così.

A questi ragazzi vorrei dire grazie per essere felici soffrendo e con sudore. A questi ragazzi vorrei dire di continuare ad essere felici così. Perché la felicità, o comunque un’idea di felicità, si raggiunge solo soffrendo e magari in totale solitudine. Bravi. E lo dico col cuore. E a loro dico di non mollare. Sempre così. Perché questa si chiama vita e una vita senza sudore e disciplina non ha nessun significato. Nessuno. Ai ragazzi della Compagnia Sceme Sembe Nuje e a tutti gli altri un futuro ricco di soddisfazioni. Un applauso per la serata dell’11 agosto che senza dubbio sarà un successo, come sempre».