Balneazione in Italia, dati delle regioni a confronto

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Campobasso mercoledì 12 giugno 2019
di La Redazione
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La spiaggia di Rio Vivo
La spiaggia di Rio Vivo © Termolionline.it

TERMOLI. Dal forumo H20 utili dati e considerazione sulla balneazione, che pongono la classificazione delle regioni a confronto.

«Visto l'interesse sul tema della balneazione, su cui siamo già intervenuti commentando i dati abruzzesi, per inquadrare meglio la questione abbiamo pensato di consultare delibere e siti o delle regioni o delle agenzie ambientali regionali (tranne per la Campania dove ci siamo basati sulla stessa notizia riportata contemporaneamente su più giornali online) per elaborare e confrontare i dati sulla classificazione dei tratti di costa aperti alla balneazione (abbiamo escluso i siti delle acque interne).


Evidenziamo che ai fini della balneazione la questione principale è la classificazione di ogni tratto costiero nelle 4 categorie previste dalla legge per la qualità delle acque ("eccellente", "buono", "sufficiente", "scarsa"), che si basa sulle analisi degli anni precedenti.

Questa la tabella con i dati a confronto espressi in percentuale.

Purtroppo non siamo riusciti a recuperare i dati di quest'anno di Liguria e Sicilia.

Ricordiamo che le modalità e i criteri di campionamento sono omogenei per tutta Europa. Ovviamente cambia il numero di tratti per ogni regione (ad esempio, il Molise ne ha 24, la Sardegna e la Puglia oltre 600).

La balneazione, essendo un tema di carattere sanitario, deve basarsi sulla prevenzione. Poiché le analisi non si fanno tutti i giorni ma una volta al mese e i risultati arrivano dopo due giorni dal prelievo, l'Unione Europea ha stabilito con la Direttiva 7/2006, sulla base delle indicazioni dell'OMS, che è meglio basarsi su un sistema di classificazione fondato sui dati pregressi per comunicare la situazione ai bagnanti e dare indirizzi per una corretta gestione della questione agli enti.

Questo perché un tratto classificato "eccellente", che, quindi, negli ultimi anni non ha mai avuto problemi, difficilmente ne avrà in futuro. Invece un tratto classificato "scarso" con ogni probabilità, senza interventi, ripresenterà gli stessi problemi per cui è meglio vietare la balneazione in attesa della risoluzione delle criticità.

Oltre ad essere fondati su principi di carattere scientifico, ci paiono concetti di buon senso.

Fortunatamente in Italia abbiamo molte regioni con tratti "eccellenti" che coprono oltre il 95% della costa, dato simile o addirittura migliore di quello di Grecia e Croazia (96% di tratti eccellenti), e in generale la stragrande parte del litorale è balneabile. Facendo però il confronto emergono criticità, come nel medio Adriatico, che devono essere risolte, connesse quasi sempre alla cattiva depurazione.

Le analisi che si svolgono durante l'anno danno un'informazione molto importante in caso di superamento dei limiti (che molto raramente può interessate anche un tratto "eccellente") che deve portare ai provvedimenti di divieto temporaneo ma servono soprattutto per la classificazione dell'anno successivo, considerata anche la variabilità delle condizioni meteo-marine e climatiche.


Spesso vediamo i cittadini rincorrere l'ultimo dato dell'ultimo prelievo. Dovremmo invece tutti contribuire a seguire l'impostazione delle normative comunitarie in tema di balneazione, onde evitare ogni tipo di letture allarmistiche/trionfalistiche, assicurando principalmente due cose: a) la comunicazione della classificazione con cartellonistica, siti ecc. b) l'eventuale presenza di divieti, fissi o temporanei.

Un sito utilissimo è il Portale Acque del Ministero della Salute (http://www.portaleacque.salute.gov.it/PortaleAcquePubblico/), che riporta anche la classificazione di ogni tratto oltre ai dati dei prelievi e la presenza di eventuali divieti, oppure, per l'Abruzzo, quello dell'Arta sui controlli in corso.

Ovviamente gli amministratori dovrebbero poi pensare a risolvere le criticità segnalate soprattutto dai tratti in classe "scarsa".