Politici, politicanti e accattoni della politica

Attualità
Campobasso mercoledì 13 marzo 2019
di La Redazione
Il Rosso e il Nero cover
Il Rosso e il Nero cover © Termolionline.it

LARINO. L’elettore impari a capire quale ruolo potrebbe potenzialmente incarnare chi, dopo di “avere pensato di avere messo le ali”, si presenti per rappresentare la gente. Fare politica è una cosa seria che richiede competenza. Una ‘polis deve crescere continuamente; se ciò non avviene, vuol dire che gli uomini da noi ‘fiduciati’ hanno fallito; e l’elettore avrebbe dovuto capire - bene prima di votare - con chi aveva a che fare, Naturalmente il mio è un discorso generico che non si riferisce a questo od a quello.

Dico solo che non ci si può improvvisare assessore o consigliere da un giorno all’altro.

Una volta, quando i partiti c’erano (e rappresentavano un punto fermo nelle varie comunità), chi avesse voluto impegnarsi in politica doveva affrontare una sorta di ‘cursus honorum’. Perciò doveva iscriversi alla Sezione, frequentarne attivamente le stanze, farsi eleggere nel Direttivo e tendere ad assumere la Segreteria. Soltanto alla fine poteva aspirare ad una candidatura che, rigorosamente, lo avrebbe fatto diventare Consigliere, Assessore, Sindaco, e – chissà! – ‘regionale’ e deputato. Invece, oggi, un cacicco qualunque, nel tentativo affannoso di soddisfare il bisogno di predominare, monta una lista e trova pure l’adesione dell’elettore sprovveduto (o sin troppo interessato per parentela o per piaggeria) e ci ritroviamo con primi cittadini che hanno una benda sugli occhi. Questo avviene sia nel chiuso dei gusci municipali quand’anche ai livelli istituzionali più alti! Perciò, il cittadino contribuisca a votare per dei “politici” non putativi. Attenzione, dunque, ai “politicanti”; ma soprattutto occorre guardarsi dagli “accattoni della politica”.

In altri anni il Molise era arrivato a primeggiare nel Meridione grazie ad una progressiva lievitazione del proprio sviluppo economico, sociale e civile. Indubbiamente questo territorio venne favorito dall’atteggiamento riformistico coltivato da maggioranza e da opposizione. Purtroppo, oggi, questo virtuoso ‘tapis roulant’ appare essersi immobilizzato al punto che non si avverte quasi più differenza con il modo di governare di chi abbia preceduto. In che modo spiegare questa situazione ‘tranchant’? Col desiderio di vanagloria e di successo di cui parla Julien Sorel e Stendhal ne “Il rosso e il nero”; o con quello di realizzazione, e di amore, del giovane Werther; o con la brama dell’avaro di Molière? I succitati sentimenti indicano come la passione ed il desiderio possano generare un turbamento inconscio, un’affannosa ricerca dell’oggetto desiderato, una dipendenza che domina l’esistenza come la droga fa col tossicomane. Ed è questo che è accaduto ai nostri “politici”.

Presentemente, lo spartito-Molise viene interpretato da personaggi rissosi che si affannano soltanto a delegittimare al solo fine di conservare il proprio esistente. In un sistema maggioritario, le coalizioni sono alternative e l’intero sistema deve rispettarne i ruoli per la legittimazione derivatane dalla investitura popolare. Ridurre la contrapposizione politica ad una vaiasseide quotidiana vuole dire non sapere più incarnare quell’aspirazione riformistica secolare che aveva fatto della 20.a regione la cosiddetta piccola Svizzera d’Italia. Perciò occorrerebbe che maggioranza ed opposizione riprendessero a cimentarsi soltanto sui reali problemi. Il rituale riformismo di fondo molisano non può lasciare spazio ai conservatorismi fini a sé stessi o ai clientelismi di area. Quando il politico abbia difronte un problema serio, di forte impatto sull’intera società locale, deve cercare sempre di inquadrarlo con l’obiettività e con la lungimiranza che esso merita. Diversamente, incorrerebbe in un gravissimo errore di prospettiva chi, schierato dall’una o dall’altra parte, avesse a servirsi della dissidenza interna altrui per improntare la tale riforma in un senso o nell’altro. Perseverare provocherebbe solo brutti pensieri nell’elettore e precostituirebbe la pubblica opinione a non scordare una strumentalizzazione tanto evidente, annacquatrice di un riformismo serio e meditato.

Accadrà, allora, che questa sorta di riforme, immersa in un brodo di cottura di giuggiole, rappresenteranno la colpa storica dell’attuale classe politica al cui interno i mestatori riescono a prevalere sui costruttori, mutando e rimutando collocazione.

Claudio de Luca