Inno di Mameli, ad annunciarlo fu il deputato molisano Cipriano Facchinetti

Attualità
Campobasso martedì 09 ottobre 2018
di Claudio de Luca
Inno di Mameli
Inno di Mameli © Web

CAMPOBASSO. A comporre l’Inno della Repubblica italiana furono due ragazzi. Si chiamavano, com’è noto, Goffredo Mameli (che scrisse i versi) e Michele Novaro (che li ammantò della musica che conosciamo). Entrambi erano dei veraci repubblicani ‘ante litteram’, definibili tali già 100 anni prima del 2 giugno 1946. Allora la forma repubblicana dello Stato era ancora lontana ed il Re se ne stava tranquillamente assiso su di un trono che non era ancora quello del Regno d’Italia quanto piuttosto quello del Regno di Sardegna che, poi, solo nel 1861, diventerà d’Italia. Quando scrissero il canto i nostri due ragazzi avevano, rispettivamente, 16 e 17 anni. Ed ancora oggi, siamo soliti servirci di quel canto in tutte le manifestazioni ufficiali più solenni.

E’ da allora che tutti lo chiamarono ‘inno’, seppure non fosse stato quello ufficiale per non essere mai stato inserito nella Carta costituzionale. Ma la storia non finisce qui perché, a questo punto, entra in iscena il Molise. La circostanza viene fuori dalla lettura di un verbale del Consiglio dei Ministri (datato 12 ottobre del 1946) redatto, e sottoscritto, dal campobassano Cipriano Facchinetti, nato nel 1889 nel capoluogo, in corso V. Emanuele, e morto a Roma nel 1952:”Il Ministro per la Guerra, in merito al giuramento delle Forze armate, avverte che sarà effettuato il 4 novembre. Quale inno si adotterà quello di Mameli”. Il Nostro fu esule antifascista, come tale venne condannato a 30 anni di carcere. Poi fu eletto componente della Consulta e, quindi, occupò uno scranno da deputato all’Assemblea Costituente. Fu Ministro in due Governi presieduti da Alcide De Gasperi; e, dal 1948, senatore di diritto. Il Comune di Campobasso gli ha intitolato una strada.

Dopo l’ ‘excursus’ storico torniamo a bomba. La Siae – almeno sino all’aprile del 2010 – si faceva corrispondere gli importi previsti per ogni esecuzione effettuata in pubblico. La pretesa tributaria faceva sì che i Comuni più accorti – soprattutto quelli del Nord e quelli nostrani meno dotati di danaro - preferissero non farlo più eseguire dalle bande cittadine durante le varie celebrazioni patriottiche; e ciò senza che la Stampa abbia mai avuto a registrare particolari mugugni da parte degli Italiani. L’obbligo di versare il diritto era ignoto ai più e ne è stata svelata l’esistenza solo qualche anno addietro quando l’Associazione dei consumatori (Aduc) fu posta a conoscenza del fatto dopo che il Presidente del Consiglio comunale di Messina, incappato nei rigori della legge, aveva inviato all’allora Capo della Repubblica una copia della fattura della Società degli autori e degli editori recapitata ad una ‘onlus’ “rea” di avere fatto suonare il popolare inno, patrimonio di un intero popolo, nel corso di una manifestazione. La Siae aveva persino reso noto un tariffario (abbastanza oneroso) per l’esecuzione: 290 euro, se la musica fosse stata eseguita prima e dopo una partita nazionale, ed a seconda della capienza dello stadio; 40 o 60, per una gara di seconda categoria; 146, per un evento degno di un Palazzetto dello Sport; diritto di noleggio (da corrispondere agli editori della musica), se il parto di Michele Novaro e di Goffredo Mameli fosse stato eseguito in un teatro, in forma concertistica. Insomma, nonostante i due autori fossero deceduti da oltre un secolo, la Siae continuava a pretendere danaro per poi versare i diritti all’editore Sonzogno.

L’Inno di Mameli fu “provvisoriamente” adottato dalla Repubblica italiana sin dal ‘46. L’immediatezza del contenuto dei versi, e l’impeto della melodia, ne fecero il canto più amato dell’unificazione nazionale non solo durante il Risorgimento quand’anche nei decenni successivi. Non a caso Giuseppe Verdi, nel suo “Inno delle Nazioni” (1862), affidò proprio a questo brano (e non alla “Marcia reale”) il compito di simboleggiare la Patria. Come si è detto, solo negli ultimi anni la Siae ha innestato la retromarcia; e, dal mese di maggio del 2010, non viene più riscosso il diritto sul noleggio dello spartito. W l’Italia!

Claudio de Luca