Ricostruzione post sisma, De Chirico (M5S): “Ritardi abnormi e burocrazia eccessiva”

Politica
Campobasso sabato 14 luglio 2018
di La Redazione
Fabio De Chirico
Fabio De Chirico © molise5stelle

CAMPOBASSO. Il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Fabio De Chirico, è intervenuto sulla delicata questione della gestione - economica e operativa - che ha caratterizzato la fase di ricostruzione post-sisma nell’area del “cratere”.

«Ricordo che la fase di ricostruzione post sisma è ancora in atto oggi nonostante sia partita di fatto nel 2003, 15 anni fa, pochi mesi dopo l’evento tragico che colpì il “cratere”. A gestire il tutto (oltre 900 milioni di euro comprensivi della parte relativa al cosiddetto Articolo 15, un programma di interventi varato dalla Regione Molise e approvato dal Cipe per favorire “la ripresa produttiva nel territorio molisano”: patata turchesca, api mellifere, Termoli jet, ripopolamento della seppia e tante altre belle cose finanche la progettazione della metro leggera) prima il commissario delegato Iorio, poi l’Agenzia protezione Civile e poi l’Agenzia Ricostruzione Post Sisma che è nata 3 anni fa proprio per portare avanti le pratiche con le numerosissime imprese che si stanno occupando di circa mille interventi infrastrutturali su edifici pubblici e privati (PEU o PES), disseminati su tutto il territorio della provincia di Campobasso tranne un paese. Fu proprio Iorio infatti ad allargare Il cratere del sisma molisano che all’inizio interessava, forse giustamente, 14 territori comunali, ma con un’ordinanza venne esteso addirittura a 83 municipi».

«A parte questo - continua De Chirico - ciò che mi premeva capire comunque era l’evoluzione della delibera CIPE 62/2011 che assegnava inizialmente al Molise 346 milioni per il sisma 2002 e il perché dei ritardi abnormi che ci sono tra i lavori eseguiti a stato di avanzamento dalle imprese edili e le effettive liquidazioni dell’Agenzia. Si sono raggiunti i 600 giorni in alcuni casi e questo è inconcepibile visto che questa condizione sta letteralmente portando al fallimento numerose realtà imprenditoriali nonostante la direttiva comunitaria del 2011/7/UE fissa i termini per i pagamenti per le transazioni con la Pubblica Amministrazione in 30 giorni, o al max a 60 giorni. Le imprese si espongono con le loro liquidità per fare i lavori ma se poi il debitore Regione non paga nel breve, le stesse non possono pagare i fornitori, i dipendenti e i debiti con le banche, le quali come minimo segnalano l’insolvenza alla Centrale Rischi e non si ha modo di accedere ad altri crediti, compresi quelli di Finmolise che era stata fatta intervenire un paio di anni fa con prestiti proprio ai creditori stessi, un “paradosso tutto molisano” ha gridato qualcuno».

«Il Pres. Toma - aggiunge il grillino - ha riferito che sono 55 i milioni che la Regione deve pagare per il 2017 e che “nel brevissimo tempo” verrà pagata una tranche di 13,8 milioni, nonostante il Consiglio dei Ministri si è messo di traverso. “Ho dovuto switchare i soldi dal Fondo Sanità al Fondo imprese edili” - ha detto - per rimediare nell’immediato. Quanto è regolare questa azione? Lo chiederò in aula. Stranamente nella politica quando bisogna rispondere a una responsabilità c’è sempre il modo di scaricare ad altri».

«I 13 milioni però non sono la soluzione, i problemi restano e resteranno, hanno detto con impazienza gli imprenditori, fino a quando non si interviene decisamente sulla burocrazia eccessiva, semplificando le procedure e fissando termini ben precisi entro cui i vari uffici devono sbrigare le pratiche di propria competenza. Non c’è altro da dire - conclude il pentastellato - Burocrazia, alcune norme non funzionali e anche l’incompetenza di qualcuno sono il movente di questo delitto che si sta perpetrando nei confronti dell’economia molisana».