L’omicidio Lucio Niro non ha un colpevole: assolto Domenico Felice

Cronaca
Campobasso giovedì 14 giugno 2018
di La Redazione
Corte d’Appello di Napoli
Corte d’Appello di Napoli © Napoli Today

CAMPOBASSO. Si chiude un cerchio. Eppure nulla è mai stato così aperto. Perché, a distanza di dieci anni, il caso dell’ omicidio Niro non conosce ancora un colpevole.

La Corte d’Appello di Napoli ha infatti confermato la sentenza di primo grado precedentemente emessa dalla Corte D’Assise di Benevento: non è stato Domenico Felice, secondo i giudici, l’autore dell’omicidio del muratore molisano ucciso la sera del 10 febbraio 2008 con un colpo di fucile. L’agricoltore 40enne di Santa Croce del Sannio è stato infatti assolto “per non aver commesso il fatto”.

Non c’è dunque un colpevole, per una delle pagine più cruente e oscure della cronaca regionale.

Lucio Niro, 30enne di Baranello, era stato rinvenuto senza vita all’interno della sua auto, in quella tragica notte tra il 10 e l’11 febbraio 2008 a pochi passi dal piccolo paese di Morcone.

Era andato a trovare la sua donna, che da lui aspettava un bambino: i due avrebbero dovuto convolare a nozze di lì a poco. Poi, però, il tragico epilogo.

L’impatto dell’automobile contro un albero aveva inizialmente fatto pensare a un incidente stradale; ma dall’ipotesi del sinistro si passó subito a quella di omicidio, dopo il ritrovamento della pallottola di fucile. Una eventualità confermata dalla autopsia condotta sul corpo della vittima.

I sospetti delle autorità si erano quindi concentrati sulla figura di Domenico Felice, alla sbarra nel 2010, al Tribunale di Benevento, come unico imputato. In quell’occasione, il pm Clemente aveva chiesto per lui l’ergastolo, sostenendo l’esistenza di motivi passionali che avrebbero spinto l’agricoltore di Santa Croce ad eliminare il giovane ”rivale” in amore.

Al posto della condanna, però, nel processo arrivò l’assoluzione in primo grado. Sentenza confermata nelle scorse ore anche dalla Corte d’Appello di Napoli.

Il legale della famiglia Niro, Angelo Piunno, insieme all’avvocato Tibaldi, rappresentante di Rossella, fidanzata del giovane ucciso, avevano chiesto la dichiarazione di responsabilità, che però non è stata accolta.