Lettera alla mia città (La terribile bellezza di un amore)

Attualità
Campobasso mercoledì 11 luglio 2018
di Luigi Albiniano
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Piazza Municipio
Piazza Municipio © Campobassoweb

Finalmente ho trovato il coraggio di scriverti. Perché la mia introversione e le mie malinconie, stavolta, non sono buone ragioni per tacere. E perché tu non sei “come tutte le altre”.

Io ti appartengo, da sempre. E tu, da sempre, sei in me.

Ovunque io vada, per quanto possa allontanarmi da casa, per quanto freddo possa essere il peso di certe distanze…Tu resti, inevitabilmente, l’unica.

Queste luci, queste strade, questi vicoli, mi raccontano sottovoce del tempo che è passato, di sorrisi e ferite, di amori bruciati in fretta, di giorni lontani e traiettorie da tracciare: mi parlano di me. Mi dicono di volti e occhi che ho conosciuto, di ricordi celebrati e di altri combattuti, di sensazioni e momenti che gelosamente conservo nelle stanze segrete del cuore.

Già, il cuore. E’ proprio lì che sei, è lì che ho costruito per te un altare sublime.

Eppure soffro nel vederti così. Addormentata, vagamente triste, ferita: una dama sfiorita, orfana del suo antico splendore. Tu meriti di più. E io, io darei me stesso per vederti sorridere.

Perché tu sei mia madre e mio padre, il pallone che rotola nel cortile di casa, il primo bacio, le passeggiate in villa con i miei nonni, un libro letto in beata solitudine, la professione che amo, le notti insonni, le cicatrici, le vittorie e le sconfitte, le passioni ed i tormenti, il campetto della chiesa, i banchi di scuola, il pranzo della domenica, i miei giochi di bambino; il mio sangue, i miei silenzi, le mie radici. Tu sei la musa, il monumento identitario, il faro pronto a illuminare il mio cammino, ogni volta che credo d’aver smarrito la via.

Difficile spiegare quanto tu mi sia mancata. Quando lo studio mi ha portato lontano, quando il lavoro ha fatto altrettanto; quando potevo sentire i miei fratelli solo al telefono, quando mio nonno mi disse che gli mancavo; quella volta che alla stazione salutai i miei genitori senza voltarmi, per evitare che mi guardassero piangere.

In molti, negli ultimi mesi, mi hanno posto la stessa domanda che chiesi tempo fa ad un oscuro figuro con cui mi capitó di dialogare, davanti ad uno specchio: “perché tornare, perché restare?”.

Oggi ti scrivo per donarti l’unica risposta possibile: perché io ti amo, città mia.

Madre, amante, amica, complice. Io ti amo, disperatamente.

Luigi Albiniano